Economie del futuro

La sfida dei professionisti 4.0

Sviluppare una nuova capacità di leadership che deve andare oltre le singole appartenenze: questa la sfida che i professionisti devono affrontare per riconquistare un ruolo da protagonisti in uno scenario contraddistinto dal cambiamento di un mondo del lavoro profondamente toccato dalla trasformazione tecnologica e dalla rivoluzione digitale. In Confcommercio Professioni – la Federazione di settore di Confcommercio-Imprese per l’Italia che riunisce le Associazioni professionali del sistema confederale che vede anche APAFORM fra i soci fondatori – abbiamo condiviso un Manifesto che tiene insieme alcune idee di fondo per una nuova leadership capace di rispondere alle spinte trasformative in atto.

Questa iniziativa nasce dalla convinzione che il potere trasformativo della tecnologia, se opportunamente guidato e plasmato sui bisogni e le specificità delle singole professioni, possa rappresentare una grande opportunità. Il tutto deve essere coniugato con la disponibilità dei professionisti a sviluppare nuove competenze, che vadano oltre il perimetro del proprio dominio specialistico-professionale e ad apprendere e sperimentare l’uso di nuovi strumenti. Questo passaggio diventa essenziale per la costruzione di un nuovo mindset. La capacità di interpretare i dati, acquisiti attraverso il digitale, è un elemento che rafforza l’autonomia di giudizio e allo stesso tempo consente ai professionisti di beneficiare delle innovazioni tecnologiche disponibili, senza per questo derogare al pensiero critico, che resta un valore imprescindibile.

Recuperare la leadership

In questo contesto, il settore vede cambiare le tradizionali regole della competizione. All’orizzonte stanno emergendo due nuove forme di concorrenza. La prima è rappresentata da attori spesso poco specializzati e privi di processi di validazione delle competenze. L’altra, invece, è più strettamente legata alla rivoluzione digitale: in prima linea ci sono importanti realtà economiche in grado di creare nuove tipologie di servizio, sia spingendo al massimo il livello di automazione sia costruendo nuovi modelli di business (ad esempio le piattaforme professionali con aggregazioni spesso non controllate di professionisti).
Interpretare queste novità, ricercando un giusto equilibrio fra una massimizzazione dei benefici per i clienti e una riduzione dell’impatto economico potenzialmente distruttivo della disintermediazione dei servizi, rappresenta un passo fondamentale per recuperare la leadership. Ma bisogna essere consapevoli che una tecnologia, quando è rilevante, è sì in grado di ridefinire le possibilità di rapporto fra il professionista e il cliente, ma nel contempo può generare nuove criticità.

A partire dallo scorso marzo, con la pandemia di Covid-19, abbiamo sperimentato forzosamente un nuovo modo di essere professionisti che definirei “4.0”. Sono stati fortemente modificati i processi di relazione e le modalità di operare nei diversi ambiti professionali. Questo ha generato un’accelerazione di tendenze già in atto portando nel nostro quotidiano, in modo concreto, le nuove opportunità offerte dalla digital transformation: l’interazione da remoto fra il professionista e il cliente, la possibilità di strutturare un’organizzazione di persone a “rete” e “globale” in modo stabile senza richiedere la compresenza in uno stesso luogo, più ampie possibilità di collaborazione con altri professionisti per favorire una risposta multidisciplinare ai problemi della clientela.

In questo scenario, il tema delle competenze e del loro riconoscimento, anche attraverso la qualificazione, è cruciale. Proprio le competenze, infatti, rappresentano il DNA del nuovo “professionista 4.0”. È il bagaglio di conoscenze che consente di agire in un mercato in rapida evoluzione da un punto di vista economico e sociale e di gestire e accompagnare l’evoluzione dei percorsi lavorativi soggetti a frequenti transizioni e innovazioni. Per questo anche i manager che operano per le imprese, e coloro che hanno la responsabilità di coordinare dei team, hanno la necessità di una formazione continua che sia solida ed efficace. Si tratta di una leva strategica che può agevolare la creazione e il consolidamento di competenze professionali e che, nel nuovo mercato del lavoro connotato da un continuo mutamento anche dei percorsi lavorativi personali, può consentire una migliore adattabilità al cambiamento.

Con l’avvento della Legge 4/2013 che ha riconosciuto in Italia il valore delle associazioni non ordinistiche, le nuove forme di rappresentanza associativa previste dallo stesso quadro normativo sono in prima linea nei confronti dei consumatori e delle imprese nel proporsi come garanti della qualità delle prestazioni offerte per tutte le professioni non ordinistiche che operano nel mercato. Come Confcommercio Professioni stiamo lavorando, insieme alle singole associazioni della Federazione, per valorizzare le qualità e le competenze dei professionisti iscritti. L’obiettivo primario è di renderli riconoscibili rispetto a chi non ha le competenze, le professionalità, l’autorevolezza e una reputazione adeguata.

Lasciando in questa occasione da parte le istanze di tutela che sono quanto mai opportune e necessarie in questa fase profondamente segnata dalla pandemia, non si può non ricordare il ruolo essenziale che oggi le professioni rivestono e il loro contributo nel migliorare la qualità della vita, la sicurezza, la competitività delle imprese, la conservazione delle infrastrutture e del patrimonio culturale. Un riconoscimento alla leadership positiva che i professionisti si trovano a esercitare quotidianamente. Queste considerazioni si devono estendere anche alle nuove categorie professionali che hanno proliferato nell’era della digitalizzazione e dei social e che spesso vedono i giovani impegnati in prima linea. Una riflessione che ci porta a concludere che è sempre più importante puntare su un modello di competitività basato sulla valorizzazione di capitale umano qualificato e su una capacità di leadership sempre più diffusa, che dovrà vedere i professionisti autorevoli e responsabili attori di questo cambiamento.