Economie del futuro

Voi discutete, loro soffrono, noi accumuliamo. La storia di Robin Hood alla rovescia

Ottovolante dell’economia

A metà agosto 2020, mentre in tutto il mondo imperversava e addirittura in alcuni Stati accelerava la diffusione della pandemia di Covid 19 – che al 20 di ottobre ha superato il tetto dei 42 milioni di infetti e 1,1 milioni di morti – sono uscite molto sottotraccia, alcune statistiche secondo le quali poche decine di persone più ricche del mondo avevano visto aumentare la propria ricchezza del 40% nel periodo di lockdown generalizzato, oltre il 60% della popolazione si era impoverito e il resto aveva mantenuto la propria situazione a fatica.

Non ha suscitato i soliti commenti scandalizzati, o invidiosi, nemmeno la classifica delle persone più ricche del mondo pubblicata annualmente dalla rivista Forbes che, a fine 2019, vede al comando Jeff Bezos con 113 miliardi di dollari (nonostante abbia dato alla ex moglie 36 miliardi di dollari di azioni Amazon), seguito da Bill Gates con 98 miliardi di dollari, Bernard Arnault con 76 miliardi di dollari e che vede al 50°posto il cinese William Lei Ding, che spero non si senta povero, con soli 17 miliardi di dollari US. Dai dati a fine settembre 2020 le 2153 persone più ricche del mondo hanno aumentato la propria ricchezza del 28%, equivalente alla ricchezza di 4,6 miliardi della popolazione più povera.

Usando il linguaggio delle agenzie di rating si potrebbe dire che lo 0,1% delle persone più ricche, le imprese di consegna a domicilio (Amazon in testa) e i gestori delle piattaforme di collegamenti a distanza (Skype, Zoom, ecc.) hanno rafforzato il loro rating AA+ con outlook positivo, il 10% ha stabilizzato il proprio rating con outlook stabile, mentre il resto della popolazione è rimasta, è caduta, o si è avvicinata pericolosamente, al giudizio junk (spazzatura) con outlook negativo, poiché, fino a quando non sarà trovato il vaccino, la loro prospettiva è di ulteriore peggioramento.

In sintesi si potrebbe dire che i vincenti di questa fase drammatica per il mondo probabilmente pensano in cuor loro che men,tre voi (politici, opinionisti, esperti) parlate, dibattete, discutete, promettete e loro (vecchi e nuovi poveri) soffrono per la riduzione della qualità di vita e per l’incertezza sul futuro, noi accumuliamo ricchezza e potere. La cosiddetta “mano invisibile” del mercato si è dimostrata, anche se non se ne sentiva la necessità, una potente “mano visibile” della redistribuzione della ricchezza. Mentre Robin Hood toglieva ai ricchi per dare ai poveri, è legittimo il dubbio che gli odierni leader diventino tali perché capaci di togliere ai poveri per dare ai ricchi. In questa situazione si parla molto di mancanza di leadership politica di governi in tutto il mondo. Basti pensare alle difficoltà che incontra il Next Genaration Plan EU, dopo gli entusiasmi suscitati all’annuncio della Commissione Europea della messa in campo di 750 miliardi di euro, senza parlare del livello della campagna elettorale negli USA.

Nella società liquida, sempre più orfana dei corpi intermedi, sembrerebbero emergere, o comunque imporsi, due tipi di leadership. Il primo è quello di leader forti e autoritari a livello politico, istituzionale e sociale: si pensi a Turchia, Russia, Ungheria, Cina e tanti altri regimi autoritari il cui numero è aumentato negli ultimi anni. Anche le cosiddette “democrature”, e i partiti/movimenti che esprimono o ricercano il capo carismatico o l’uomo solo al comando, si collocano in questo modello di leadership.
Il secondo è quello della leadership economica che può avvalersi della potente leva messa a disposizione dalle banche centrali di tutto il mondo con il proseguimento delle loro politiche sine die di quantitative leasing che hanno fatto affluire enormi flussi di liquidità ai mercati finanziari, con il mantenimento di bassi tassi di interesse, quando non addirittura negativi. La liquidità generata per rilanciare l’economia reale delle infrastrutture pubbliche e delle imprese innovative, in parte rilevante, viene utilizzata per rafforzare il dominio delle imprese che operano nella finanza, nell’ economia virtuale e per il buy back delle proprie azioni da parte di grandi imprese che hanno la finalità di sostenere i valori azionari.

Se queste sono le evidenze nasce spontanea una domanda. La leadership del futuro a tutti i livelli, di impresa, di istituzioni pubbliche, della politica, della società non dovrebbe porsi l’obiettivo di controbilanciare queste tendenze? Non tanto, o non solo, per ragioni etiche o morali, ma perché questi trend non potranno continuare all’infinito. Come nella storia, imperi che sembravano invincibili sono crollati, è possibile, se non probabile, che anche i regimi autoritari odierni e gli imperi economici possano crollare. Sarà quindi necessario evitare situazioni nelle quali accade che “muoia Sansone (i potenti) con tutti i filistei (i poveri)”.

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