Il coraggio dell'utopia

La forza dell’acqua: la fiducia nella costruzione delle esperienze formative

Nel corso della IX Giornata APAFORM dei Formatori di Management, dedicata al tema “Creare futuri condivisi”, uno dei lavori di gruppo ha approfondito un aspetto cruciale per la qualità dei percorsi formativi: la fiducia come condizione indispensabile per la co-progettazione tra formatori e organizzazioni. Ce ne parlano Francesca Conte e Fabio Pierobon


Nel corso della IX Giornata APAFORM dei Formatori di Management sul tema “Creare futuri condivisi: l’alleanza trasformativa tra formatori e organizzazioni” in un sottogruppo si è discusso sull’importanza di creare contesti solidi in cui formatori e aziende possano co-progettare ambienti psicologicamente sicuri, fondati su fiducia e ascolto, per favorire la riflessività e aiutare a superare le incertezze generate dai contesti di riferimento, lungo due direttrici principali: la multi-dimensionalità e la dimensione organizzativa della fiducia.

Partiamo dalla multi-dimensionalità della fiducia, in primo luogo in relazione al tempo. È emersa una visione della fiducia come flusso temporale che nasce e si alimenta in riferimento a un obiettivo futuro: la fiducia si costruisce insieme e all’interno di un contesto attraverso interazioni reiterate, come la trama di un tessuto, e si nutre della coerenza reciproca nei sentimenti e nei comportamenti. In secondo luogo, la dimensione dello spazio: la fiducia si sviluppa a partire da una dimensione intrapsichica che poggia sull’autostima dell’individuo e che trova come antagonista e freno la paura dell’altro. Da tale dimensione interpersonale la discussione si è allargata a livelli sistemici e istituzionali, dove la distinzione tra culture nazionali ad alta e a bassa fiducia (come sostenuto da F. Fukuyama) è un predittore della prosperità dei diversi Paesi: i sistemi sono più efficienti dove è maggiore l’affidabilità di persone, organizzazioni, mercati.

La dimensione organizzativa della fiducia, invece, si basa sulla relazione tra formatori e organizzazioni. Negli ultimi anni la letteratura organizzativa si è occupata con attenzione crescente del concetto di sicurezza psicologica a partire dalle riflessioni di Amy C. Edmondson che la descrive come la percezione collettiva che, all’interno del gruppo di lavoro o dell’organizzazione, ci si possa esprimere liberamente, fare domande, proporre idee o ammettere errori senza timore di essere umiliati, rifiutati o puniti.

Nel corso della sessione è stato quindi avviato il confronto “la fiducia allo specchio” incrociando le visioni dei quattro “attori” coinvolti nel processo formativo: azienda, ente di formazione, formatore, partecipante, da cui sono emersi alcuni interessanti spunti di riflessione. In questo “poligono” ci si è chiesti “su quali variabili e comportamenti ogni attore ripone la fiducia rispetto a ciascuno degli altri tre attori?.

Azienda – Ente di formazione

Tra le declinazioni della “fiducia in azione” sono emersi: l’esigenza di costruire una partnership “forte”, basata su competenza, trasparenza e affidabilità, in grado di garantire continuità nel futuro; la capacità dei provider di gestire il cambiamento e la complessità in base a una visione solida e innovativa e, infine, la capacità di ascolto reciproco per condurre un’accurata analisi dei fabbisogni basata su una chiara condivisione dei gap da colmare e delle reciproche aspettative.

In sintesi, tre parole chiave per costruire fiducia sono: ingaggio (credere nel valore della formazione); consapevolezza (riconoscere gli impegni reciproci); impegno (portare a termine quanto pianificato).

Formatore – Ente di formazione

Sono emersi: trasparenza e pragmatismo, riferiti alla qualità delle informazioni scambiate; collaborazione, ovvero un’alleanza di lungo termine tra società di formazione e formatore in cui ciascun attore investa in termini professionali ed emotivi nella capacità di ascolto e progettazione condivisa; competenza, riferita all’attribuzione al formatore di saperi, metodologie e capacità di innovazione; riconoscimento professionale reciproco, che si riferisce ad una dimensione di tipo simbolico, di “cura” e qualità del confronto e del feedback, a differenza di una relazione “asettica” e meramente economica.

Azienda – Partecipanti

La fiducia si manifesta nella capacità dell’azienda da un lato di interpretare i reali fabbisogni e le aspettative del singolo in termini di soddisfacimento delle esigenze e rispetto dei valori (coerenza) e dall’altro di dare enfasi all’investimento e alle risorse attivate per supportare lo sviluppo personale e professionale con contenuti rilevanti. L’azienda confida nella disponibilità di ciascuno all’ingaggio personale e al cambiamento dei propri comportamenti (sia a livello individuale, sia in rapporto al contesto organizzativo) in direzione della crescita e del miglioramento collettivi.

Formatore – Partecipanti

Nel setting d’aula il formatore deve affidarsi al fatto che i partecipanti collaborino comunicando le loro esigenze e mettendo in campo la capacità di apprendere, di crescere e di mettersi in gioco; in termini di contenuti i partecipanti si attendono che il formatore riesca a trattare temi rilevanti per la professionalità dei partecipanti, trasmettendo competenze utili e contribuendo ad accrescere motivazione, consapevolezza e senso dell’organizzazione.

“L’alleanza trasformativa nella fiducia è…come l’acqua: generatrice di vita”

La metafora dell’acqua è parsa al gruppo di lavoro un concetto semplice e profondo perché è un elemento relazionale e ubiquitario alla base di ogni forma di vita negli ecosistemi e che, come la fiducia, costituisce il carburante essenziale per la creazione di legami, di vie di comunicazione e di strutture complesse dotate di direzione e flessibilità di adattamento.