Economie del futuro

La nuova fisica della sostenibilità nello spazio

LA SFIDA DELLA SOSTENIBILITÀ NELLA SPACE ECONOMY

Gli autori Matteo Pedrini e Giacomo Ciambotti

Negli ultimi anni si è registrato un crescente interesse verso le opportunità offerte dallo spazio di sviluppare e intraprendere nuove iniziative di carattere imprenditoriale nella cosiddetta Space Economy[1], con un focus prevalente sui costi e sui ricavi delle iniziative spaziali. Solo di recente è stata avviata una riflessione più ampia sulla sostenibilità di queste attività, andando a considerare lo spazio come una parte sempre più integrante dello sviluppo sostenibile e di supporto nell’affrontare le sfide globali della nostra epoca. Il principale tema trattato in materia di sostenibilità nello spazio è la difficoltà nella gestione simultanea di molteplici iniziative che possono potenzialmente interferire una con l’altra, come ad esempio nel lancio di satelliti in orbita. Infatti, dal 1957 ad oggi sono stati inviati in orbita circa 21mila satelliti, ma solo la metà (11.700) sono ancora in funzione. In termini di tonnellate si parla di una massa di oggetti spaziali di circa 14.000 tonnellate. Il dato controverso, però, riguarda la crescita esponenziale di tali numeri, che è avvenuta a partire dal 2020[2]: si è passati da una popolazione di satelliti operativi in orbita che è cresciuta da circa 3.300 satelliti alla fine del 2020 a oltre 6.700 nel 2022 (OECD, 2023). Dati alla mano, è dunque utile e urgente interrogarsi rispetto alla sostenibilità della Space Economy.

DALL’ORBITA ALL’OUTER SPACE: LA SOSTENIBILITÀ IN UN TERRITORIO POTENZIALMENTE INFINITO

Così come per le regole fisiche terrestri (rispetto, ad esempio, alle emissioni di CO₂, global warming, risorse limitate), anche nello spazio è necessario comprendere le specificità della sostenibilità. Riflettere su questo tema aumenta la complessità del concetto stesso di sostenibilità: la sua definizione classica, legata al soddisfare i bisogni degli esseri umani oggi, senza compromettere la possibilità per le generazioni future di fare altrettanto, assume significati diversi a seconda del livello orbitale considerato. Ogni strato nello spazio attorno alla Terra ha, dunque, iniziative imprenditoriali proprie, con regole e caratteristiche uniche dal punto di vista della sostenibilità.

Infatti, a seconda della distanza e delle caratteristiche fisiche dei differenti livelli atmosferici, è possibile intraprendere iniziative economiche nella bassa orbita terrestre (LEO) che differiscono da quelle nella geostazionaria (GEO) o nello spazio profondo (Outer Space). L’aspetto più interessante si manifesta proprio nel cosiddetto Outer Space dove la sostenibilità assume contorni e contenuti radicalmente nuovi. Infatti, il punto di partenza del concetto di sostenibilità sulla Terra è la necessità di assicurare un corretto utilizzo delle risorse scarse. Tuttavia, nell’Outer Space tale scarsità si manifesta non tanto negli input materiali di un’attività produttiva, quanto nel tempo necessario per raggiungerli, utilizzarli e riportarli sulla Terra: è presumibile pensare infatti che le risorse a disposizione – minerali, energia solare, ecc. – possano essere infinitamente disponibili. La sostenibilità, dunque, si lega meramente ad una questione di disponibilità, ma piuttosto di fattibilità temporale e tecnologica. Da un lato, infatti, la dimensione temporale rappresenta un vincolo che limita lo spazio a disposizione e le risorse a cui è possibile accedere; dall’altro, nuove tecnologie possono ridurre i tempi di trasporto e di spostamento segnando un’evoluzione chiave in termini di sostenibilità.

Un secondo aspetto distintivo della sostenibilità nello spazio è legato all’ambito d’applicazione: la Space Economy può migliorare la sostenibilità sul suolo terrestre, iniziative terrestri possono garantire la sostenibilità nello spazio, oppure si può agire direttamente nello spazio per la sostenibilità dello stesso. Si sottolineano, dunque, tre prospettive.

a. Iniziative spaziali per la sostenibilità terrestre

La prima situazione riguarda il contributo della Space Economy alla sostenibilità sulla Terra: sono varie le iniziative spaziali che cercano di dare un supporto alle aziende e alle istituzioni per rispondere meglio alle sfide terrestri. Ad esempio, Studiomapp è una startup italiana di AI che mappa la superficie terreste per generare dati predittivi utili alla costruzione di infrastrutture critiche (impianti elettrici, pozzi petroliferi) ad una gestione efficiente dei porti marittimi[3]. Altre iniziative riguardano la generazione di impatti sociali sulla Terra derivanti da iniziative spaziali: ad esempio i satelliti possono contribuire a sviluppare un’urbanizzazione delle aree con povertà estrema in Africa o agevolare la gestione del traffico nelle città metropolitane (come illustrato nel caso di Digital Earth Africa).

b. Iniziative terrestri per la sostenibilità dello spazio

Una seconda dimensione della sostenibilità nello spazio è data dalle iniziative effettuate sulla Terra per assicurare la sostenibilità della space economy nello spazio. Questo è stato l’ambito principale di intervento da parte delle istituzioni governative quali la NASA o l’ESA o agenzie intergovernative come UNOOSA[4], che hanno prodotto vari documenti e linee guida a riguardo, soprattutto in materia di detriti spaziali in orbita[5]. Una gestione non attenta dello spazio, in particolare dell’atmosfera più vicina alla Terra, può generare infatti problematiche di interferenze e conflitto tra iniziative economiche e può portare alla non-sostenibilità delle iniziative spaziali. In questo ambito appare decisivo il ruolo dei policymakers come garanti di uno sviluppo economico sostenibile anche in ambito spaziale, che operino con logica di coordinamento delle iniziative e normazione delle stesse.

c. Iniziative spaziali per la sostenibilità dello spazio

Un ultimo ambito è dato dalle iniziative che sono sviluppate nello spazio per assicurare la sostenibilità dello spazio. Certamente questa ad oggi è, tra i tre qui discussi, l’ambito meno sviluppato e studiato. A riguardo si possono identificare ad esempio iniziative quali Astroscale. che, oltre a promuovere varie iniziative della sostenibilità spaziale dalla Terra, conduce anche operazioni di rifornimento nello strato GEO, aprendo ad una maggior agilità e flessibilità operativa delle iniziative spaziali. L’italiana D-Orbit, invece, si occupa di “space logistics” e “orbital transportation” cercando di ottimizzare le condizioni della catena del valore e la gestione dei rifiuti nello spazio. Si parla, in quest’ottica di tecnologie innovative di “space recycling” e smontaggio orbitale.

OPPORTUNITÀ DELLA SPACE ECONOMY AL SERVIZIO DEL BENE COMUNE

L’attuale contesto vede la Space Economy come la nuova frontiera di sviluppo economico globale, con elevate prospettive di crescita e un’attrattiva in costante crescita per operatori privati come imprenditori e investitori. Tuttavia, non è solo una questione economica: essa racchiude potenzialità straordinarie per affrontare le grandi sfide ambientali e sociali contemporanee.

Oggi è più che mai importante che, anche in questa nuova frontiera di sviluppo, gli operatori agiscano certamente nella ricerca di un ragionevole profitto, ma fornendo un contributo positivo alla risoluzione delle sfide sociali e ambientali della Terra. In tal modo, appare urgente identificare modelli sempre più sostenibili, che si orientino alla generazione di impatti positivi per la collettività, rispettando lo spazio come bene comune globale. Infatti, sviluppare iniziative economiche in uno spazio che si colloca tra la Terra e il cosiddetto Outer Space, significa intraprendere azioni che hanno impatti positivi o negativi sulla Terra. Non è possibile disconoscere tali impatti e pensare che, poiché l’iniziativa si svolge in un orizzonte potenzialmente infinito, la sostenibilità della stessa non sia rilevante per la popolazione terrestre.

Anche in questo caso, dunque, è essenziale mettere al centro della Space Economy imprenditori illuminati che vedano lo spazio come un luogo comune, che in quanto tale debba essere utilizzato e rispettato per assicurare la disponibilità dello stesso anche alle generazioni future. In questo modo si può assicurare la possibilità che lo stesso spazio possa contribuire e al bene comune delle persone che vivono sulla Terra e alle generazioni future. La nuova corsa spaziale è iniziata ma riguarderà tutti noi molto di più che la corsa all’allunaggio perché lo spazio sarà sempre meno considerato come separato dalla Terra, bensì in simbiosi con essa, per rispondere in modo efficace ed efficiente alle grandi sfide della nostra epoca.

 


[1] Il termine “nuova” si contrappone a una visione più tradizionale del settore spaziale, e vuole mettere in luce una trasformazione più radicale nell’industria. Tale trasformazione fa da motore e volano per uno sviluppo economico e sostenibile. La Space Economy è infatti definita come “l’insieme delle attività e dell’utilizzo di risorse che creano e conferiscono valore e beneficio agli esseri umani attraverso l’esplorazione, la comprensione, la gestione e l’utilizzo dello Spazio” (OECD).

[2] Per approfondimenti sui detriti spaziali e satelliti in orbita, si consulti il sito web dell’European Space Agency nelloSpace Environmental Report”.

[3] Durrieu, S. and Nelson, R.F. (2013). Earth Observation from Space – The Issue of Environmental Sustainability. Space Policy, 4(2), pg. 238-250. NTRS.

[4] United Nations for Outer Space Affairs.

[5] Per una overview della bibliografia in materia di “space debris” si consulti la lista fornita dalla NASA clicca qui.