Economie del futuro

Apprendimento e imprenditorialità: il ruolo della comunità per lo sviluppo socioeconomico dell’ecosistema in chiave etica e sostenibile

In ISTAO, scuola di formazione manageriale di ispirazione olivettiana, la comunità non è solo un modello di organizzazione produttiva sostenibile e inclusivo, ma anche un’ambiente ideale di apprendimento e uno strumento di trasferibilità di conoscenze efficace in un ecosistema in trasformazione.

Sul tema dell’educazione imprenditiva (entrepreneurial education), a fronte di un’ampia evidenza scientifica[1], resta alto l’interesse rivolto al ruolo chiave della cultura imprenditoriale nello sviluppo di sistemi innovativi territoriali in quanto generatrice di innovazione, di crescita occupazionale, produttività e nuove competenze. Queste ultime sono oggetto della formazione attuale che deve allinearle ai bisogni e ai vincoli originati da un nuovo paradigma socioeconomico in cui la tecnologia, la sostenibilità, i trend demografici e le dinamiche geopolitiche giocano un ruolo determinante nella nascita e fine di mercati e settori di produzione.

Un nuovo paradigma

Questo cambio di paradigma, modificando le scelte di posizionamento e di strategia delle imprese, comporta la necessità di ripensare i modelli organizzativi in un’ottica di partecipazione, di collaborazione e connessione (digitalizzazione integrata) e dunque la necessità di disporre di diverse e nuove competenze rispetto al passato.

Nel campo dell’apprendimento le metodologie devono trasformarsi anche tenendo conto dei fattori che stanno modificando i comportamenti, le motivazioni e le attitudini al lavoro delle nuove generazioni rispetto a quelle che le hanno precedute. Questa necessità si traduce in ruoli e compiti nuovi anche per gli attori impegnati nel processo educativo dell’ecosistema territoriale di riferimento. Quanto più l’apprendimento si configura come processo continuo dai primi anni di vita fino al long life learning, tanto più i diversi attori dell’educazione, portatori di interessi e competenze specifiche, dovranno agire concordemente per raggiungere un obiettivo sociale comune: lo sviluppo della persona e del suo potenziale per il benessere individuale e della comunità in cui opera.

L’approccio alla formazione acquista così caratteristiche “comunitarie” concorrendo alla costruzione della comunità. Perché ciò si realizzi occorre una programmazione coordinata e in chiave sostenibile – in termini di risorse, tempi e competenze – che sia condivisa da tutti gli agenti di sviluppo che per cultura, ruolo, esperienza, partecipazione sociale, etica, relazioni interne ed esterne all’ecosistema, saranno determinanti e discriminanti per lo sviluppo socioeconomico del territorio di appartenenza.

Qual è dunque l’impatto del modello comunitario sull’ ecosistema territoriale?  Della comunità conosciamo le specifiche fondamentali: la comunità è un insieme di persone caratterizzate da comuni e forti radici che condividono interessi e comportamenti in un contesto spaziale definito.

Le relazioni personali sono un elemento importante della comunità perché concorrono a creare quella familiarità e fiducia che sviluppano naturalmente la motivazione, il senso di appartenenza e l’attitudine a collaborare (engagement) dei suoi membri.

La comunità non è definita in forza di un fondamento contrattuale, ma piuttosto su una gerarchia naturale che ricombina la diversità in complementarietà, benevolenza e fiducia.

Poiché la cultura e l’esperienza di tipo partecipativo (mezzadria, cooperazione, etc.) sperimentata nel passato da un territorio si riproducono nel DNA della sua popolazione, capiamo perché alcune aree o regioni sperimentino con maggiore facilità e naturalezza un approccio comunitario nelle attività e nel business dando vita anche oggigiorno a imprese e istituzioni che instaurano relazioni sinergiche, fiduciarie durevoli nel sistema economico in cui operano. In Emilia-Romagna l’eredità storica della cooperazione e nelle Marche la cultura mezzadrile hanno prodotto realtà di impresa dove la cultura partecipativa e il legame con il territorio inteso come comunità di riferimento sono asset strategici di crescita e sviluppo. La “raggiungibilità” [2] può essere presa a misura della dimensione comunitaria di un ecosistema locale, ma la “comunità territoriale” vive anche di un capitale di relazioni e connessioni che sono naturalmente protese verso l’esterno, in un approccio universale.

La persona al centro

Nella comunità territoriale teorizzata e messa in pratica da Adriano Olivetti la persona è al centro di ogni iniziativa in impresa: le scelte aziendali non prescindono dagli interessi delle persone che lavorano al suo interno o che vivono nella comunità del territorio. Le persone e le loro necessità (lavoro, dignità, autonomia e libertà) sono prioritarie.

Nell’impresa olivettiana, pensata e organizzata come agente sociale del territorio, la responsabilità sociale e la circolarità non sono opzioni strategiche, ma requisiti connaturati all’esistenza stessa dell’impresa. Nel modello di impresa comunitaria che fu l’Olivetti ai tempi di Adriano, efficienza, produttività e benessere dei collaboratori erano dimensioni dello stesso obbiettivo. In questo modello organizzato a livello aziendale e territoriale le conoscenze si apprendono spesso per contaminazione e in forza di quei valori sui quali la comunità vive e resiste: rispetto reciproco, accoglienza delle diversità quale fonte di creatività, massima attenzione a garantire dignità e sicurezza del lavoro per tutti  anche in tempi di crisi.

Anche la dimensione sostenibile della produzione (impatto ambientale, economia circolare, innovazione green) è strettamente collegata al modello comunitario perché il benessere della collettività entra di diritto nell’attività operativa dell’impresa influenzandone i tempi, l’organizzazione interna delle risorse, l’ambiente di lavoro. Come l’azienda è motore di profitto e dunque ricchezza reinvestibile nella comunità (asilo, servizi sociali, sanitari, culturali, …) così le famiglie dei collaboratori sono cellule vitali di sviluppo per Olivetti e divengono moltiplicatori di benessere quando possono vivere una relazione di supporto reciproco volto allo sviluppo individuale e collettivo.

Altro importante impatto è il ricomporsi di tensioni e conflittualità: nell’impresa comunitaria si punta all’ottimizzazione delle sinergie personali, funzionali e settoriali e la partecipazione è uno dei metodi più efficaci per ottenerla. Le fratture generazionali e gli scontri di classe e di interessi tra stakeholder sono reintegrati in una visione complessiva e più alta di quella dell’individuo, perché mirata a un fine sociale comunitario. Nell’impresa comunitaria la produzione è spontaneamente orientata verso la giustizia sociale e la circolarità: in essa le connessioni tra sistema educativo, imprese istituzioni e agenti sociali sono facilmente avviate e sostenute e la ricchezza generata dal mondo produttivo è razionalmente reinvestita nelle attività sociali e culturali del territorio.

Introdurre nella programmazione economica una missione che raduna e riposiziona gli interessi di molti crea un clima solidale, altra caratteristica della comunità, che permette alla stessa di rispondere prontamente a problemi imprevisti e complessi con competenze e abilità varie e specifiche.

La dimensione educativa della comunità

La comunità può quindi essere considerata un modello di apprendimento per lo sviluppo socioeconomico dell’ecosistema? Ricapitolando, nel modello di apprendimento comunitario si stabiliscono e si rafforzano connessioni attraverso un processo di contaminazione tra saperi che produce condivisione di idee, senso e significati per i suoi appartenenti, efficienza del lavoro e benessere psicofisico dei suoi membri.  Nel modello educativo comunitario l’apprendimento passa attraverso: la partecipazione e l’attenzione ai bisogni delle persone (stakeholder interni ed esterni); il dialogo e le tecniche di negoziazione; la generazione di significati e soluzioni in uno spirito attivo e critico; la combinazione di teoria e pratica; il lavoro di squadra (teamwork). Inoltre, il clima solidale prodotto dal modello comunitario svolge un fondamentale ruolo nel dotare la comunità di resilienza e di capacità innovativa grazie alla ricombinazione delle diversità e dei conflitti ottenuta dagli strumenti di mediazione e di partecipazione. L’eredità storica culturale di un territorio e la qualità dei soggetti che vi operano sono fattori rilevanti, ma non preclusivi perché la comunità eserciti in pieno e con risultati ottimi un ruolo di attivatore di processi di sviluppo sostenibile nell’ecosistema. Parimenti, infatti, la trasformazione coerente del processo educativo sarà il fattore necessario e strategico per creare competenze in grado di gestire la complessità attuale e futura dei nostri ecosistemi territoriali. Proprio alla luce di queste considerazioni, è possibile confermare una significativa dimensione educativa della comunità. Compito degli agenti educativi sarà quello di svilupparla in metodi e formati coerentemente adatti alle diverse fasi del processo di apprendimento di una collettività.


[1] 2013 Dubbini S., Micozzi A., Micozzi, F. “The economic and social value of fostering entrepreneurs in a regional system: the role of education”, Economia Marche/Journal of Applied Economics.
2004 Dubbini S., Iacobucci D. “The development of entrepreneurial competences: entrepreneurship education in Italian universities and firm’s organizational models”. Paper presented at 2004   EUNIP International Conference- Birmingham Business School- Birmingham, December and at 14th global IntEnt – Internationalizing Entrepreneurship Education and Training – Conference, Naples 5-7 July 2004

[2]Fausto Faggioli, precursore e attuatore del concetto di comunità territoriale sulle colline forlivesi osserva che : «La dimensione ottimale per lo sviluppo armonioso, coerente con i propri valori, sostenibile e controllabile in senso preventivo è uno spazio circolare a raggio di 100 km». Questo è uno spazio “condivisibile” cioè vivibile, dove le persone che vi abitano possono fisicamente muoversi per incontrarsi, scambiare, raggiungersi, sperimentare, produrre e sostenersi. Non un ambito chiuso ma aperto. Non virtuale, ma fisico.