Attualità

Consulenti del Lavoro per la ripartenza. Intervista a Marina Calderone

Competenze e strategie per la ripartenza. Sarà questo il tema che il 28 e 29 aprile farà da filo conduttore alla XII Edizione del Festival del Lavoro, manifestazione organizzata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro che quest’anno si terrà in formato digitale (maggiori informazioni http://www.festivaldellavoro.it/). Nato come evento di categoria, l’appuntamento oggi è aperto a tutti i protagonisti del mondo del lavoro: dalle istituzioni ai sindacati, dai professionisti ai lavoratori, dagli accademici agli studenti, dai manager ai formatori manageriali. L’obiettivo è quello di creare dei momenti di confronto su temi che riguardano il diritto del lavoro e l’attualità, analizzando un mondo del lavoro in continua evoluzione e individuando soluzione strategiche per il rilancio del Paese. In vista dell’evento abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Marina Calderone, Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.

Presidente Calderone le chiediamo innanzitutto di inquadrare l’evoluzione della figura del Consulente del Lavoro, un professionista che negli anni ha acquisito forti competenze nel campo della riorganizzazione aziendale, fiscale, e sul fronte delle politiche attive del mercato del lavoro. In questo scenario qual è il ruolo ricoperto dall’Ordine dei Consulenti del Lavoro?

In qualità di professionisti di riferimento del mercato del lavoro da oltre 40 anni, i Consulenti del Lavoro sono stati investiti in pieno dai cambiamenti del tessuto economico e sociale del Paese. Se già prima della pandemia la compilazione delle buste paga era solo una delle tantissime attività trasversali richieste a chi ha il compito di intermediare fra gli interessi dell’impresa e dei suoi lavoratori, oggi più che mai l’emergenza economica generata dal Coronavirus ha messo in luce come i Consulenti del Lavoro siano attivi in tutti i settori di interesse aziendale: nella gestione degli adempimenti fiscali e giuslavoristici, nel favorire l’incontro fra domanda e offerta di lavoro valorizzando la formazione continua e l’acquisizione di competenze innovative così come la riqualificazione professionale dei lavoratori espulsi dal mercato. In ambito di amministrazione straordinaria o liquidazione d’azienda, siamo stati riconosciuti fra i soggetti abilitati a gestire la crisi d’impresa. Ricopriamo, dunque, un ruolo a 360 gradi, che abbiamo potuto coltivare nella cornice della Legge n. 12 del 1979, istitutiva del nostro Ordine.

Possiamo intravedere l’affermazione di un Consulente del Lavoro 4.0: un professionista capace di cavalcare la sfida della digital innovation e delle trasformazioni organizzative – pensiamo allo smart working e ai progetti di digitalizzazione – che la pandemia, in modo drammatico, ha certamente accelerato?

Certo, ed era inevitabile. Come lo è la rivoluzione digitale che la pandemia e lo smart working emergenziale – ha detto bene – hanno solo accelerato. Come Consulenti del Lavoro, da tempo ci siamo posti il problema di come gestire la progressiva e inesorabile digitalizzazione del mercato del lavoro ed è per questo che abbiamo investito sulla formazione con l’obiettivo di dotare tutti gli iscritti all’Ordine delle competenze necessarie per assistere le imprese in un mercato in continua trasformazione, governando la tecnologia per arrivare ad utilizzare i big data, l’Intelligenza Artificiale, la blockchain a nostro vantaggio e non in sostituzione delle persone. Oggi siamo pronti a dare il nostro contributo alla riflessione sui nuovi modelli organizzativi, non solo produttivi ma sociali, che si sono affermati nell’ultimo anno e che richiedono una regolamentazione diversa e flessibile, che tenga conto sia degli effetti positivi della diffusione dello smart working sugli stili di vita sia di quelli negativi, come la penalizzazione delle lavoratrici madri e delle economie che ruotano intorno ad uffici e fabbriche. Così come occorre il rapido rafforzamento delle competenze e degli strumenti tecnologici in particolare nelle piccole e medie imprese, che producono la gran parte della ricchezza del Paese e che sono quelle che hanno affrontato maggiori difficoltà nel tenere il passo con l’accelerazione digitale.

Quali sono i vostri principali stakeholder esterni e che rapporti state sviluppando?

Sicuramente le istituzioni che regolano il mercato del lavoro e con le quali ci rapportiamo quotidianamente per le nostre attività: dai nostri Ministri vigilanti all’Inps, dall’Inail all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, dall’ANPAL all’Agenzia delle Entrate passando per il Mise. Negli anni, abbiamo costruito un rapporto solido e duraturo con tutti gli attori istituzionali dimostrando, con la professionalità e le competenze tecniche acquisite attraverso una lunga esperienza di intermediazione tra Stato, imprese e lavoratori, di essere degli interlocutori preparati e pronti a suggerire i percorsi migliori per garantire efficienza al mercato del lavoro. Ma la centralità acquisita dal lavoro nelle società contemporanee ci rende anche protagonisti del dibattito pubblico e dunque di un confronto costante con la classe politica che dirige il Paese, alla quale portiamo le istanze delle imprese, dei lavoratori e in particolare degli autonomi, troppo spesso dimenticati.

All’Italia manca una strategia che valorizzi giovani e donne, le due categorie che non a caso sono state più penalizzate durante questa emergenza sanitaria. Siamo vittime di una miopia che ci rende meno competitivi a livello internazionale, soprattutto in un momento come quello attuale in cui sarebbe necessario sublimare tutte le energie del Paese. A suo avviso come possiamo intervenire per colmare questo gap?

Sicuramente puntando sulle politiche attive del lavoro, a partire da una formazione personalizzata e mirata. Per i giovani, occorre investire su strumenti come l’apprendistato professionalizzante e il tirocinio, che hanno tutte le potenzialità per diventare i canali prioritari di ingresso nel mercato del lavoro. Un ingresso che deve avvenire dotando il giovane di tutte quelle competenze chiave per poter avviare una carriera di successo. Non solo hard ma anche soft skill che stanno diventando fattori di successo nelle relazioni professionali. Per una vera inclusione femminile nel mercato del lavoro, è necessario investire su politiche di conciliazione vita-lavoro in grado di mettere fine all’obbligo di scegliere fra lavoro e famiglia. Dobbiamo uscire dalla logica delle politiche di genere, che comunque mettono la lavoratrice su un piano diverso, per promuovere vere politiche di uguaglianza fra i sessi, affinché il genere non sia più un criterio di distinzione nel salario come nella posizione lavorativa ricoperta o nelle opportunità di avanzamento di carriera.

Il 28 e 29 aprile si svolgerà, in modalità digitale, il XII Festival del Lavoro intitolato “Competenze per la ripartenza”. Quali sono le vostre idee per utilizzare con efficacia le risorse del Recovery Plan? Può indicarci i tre progetti che vorreste fossero inseriti in via prioritaria nel PNRR?

Interventi concreti, tempestivi, di sistema, che consentano al mercato del lavoro di funzionare in modo più efficiente, produttivo e trasparente. Un’idea di partenza, portata all’attenzione del premier Mario Draghi, è quella di realizzare progetti già cantierabili, utilizzando la quota in anticipazione delle somme destinate all’Italia dal Recovery Plan, circa il 13% del totale, per realizzare interventi già approvati in via definitiva dagli Enti locali e coinvolgere i professionisti iscritti agli Albi per la progettazione esecutiva. In questo modo, si risolverebbe l’annosa questione della mancata spesa dei fondi UE, così come si immetterebbero ingenti risorse nelle economie locali con conseguenti benefici in termini occupazionali. Un progetto di respiro più ampio e non più rinviabile è la riforma degli ammortizzatori sociali in un’ottica di semplificazione, introducendo un unico strumento di sostegno al reddito adattabile a diverse esigenze. L’efficacia di questa riforma è necessariamente legata ad una revisione del sistema delle politiche attive del lavoro: dal rifinanziamento dell’Assegno di Ricollocazione alla ridefinizione per scaglioni del meccanismo di funzionamento del Reddito di Cittadinanza; dall’integrazione fra servizi per il lavoro pubblici e privati all’introduzione di uno sportello dedicato al lavoro autonomo. Il sostegno al lavoro indipendente, poi, è un altro passo fondamentale per il Paese, da compiere nella direzione di interventi strutturali quali una disciplina organica dell’equo compenso e una riduzione della pressione fiscale nell’ambito di una più generale razionalizzazione del sistema tributario.

Ritornando sui 26.000 Consulenti del Lavoro. Questi rappresentano una rete unica nel panorama italiano per lo stretto rapporto che hanno con la Pubblica Amministrazione e le imprese, in particolare le PMI. Siete per moltissimi piccoli imprenditori dei consulenti a tutto campo: diritto lavoro e previdenza, contabilità e finanza, strategie di sviluppo e investimenti. Quali sono le strategie formative che avete attivato per rafforzare le competenze professionali e soprattutto manageriali dei vostri iscritti?

Grazie al contributo della Scuola di Alta Formazione della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, del nostro Ente di Previdenza e di Fondazione Consulenti per il Lavoro, abbiamo attivato numerose iniziative di formazione specialistica, anche in collaborazione con le università italiane e con docenti ed esperti accreditati, per fornire ai nostri iscritti non solo teoria ma tanta pratica sulle aree di attività in maggior espansione, che vanno dalla crisi d’impresa ai servizi per il lavoro, dalla pianificazione previdenziale alla gestione dei conflitti aziendali, dalla certificazione della regolarità retributiva e contributiva delle imprese all’innovazione attraverso il marketing professionale e la gestione di uno studio 4.0. Con la pandemia abbiamo sperimentato con successo progetti formativi a distanza che possono essere un modello per tutte le categorie produttive. La formazione, infatti, non si è fermata, quanto piuttosto intensificata grazie all’utilizzo dello strumento del webinar che, per le sue caratteristiche di flessibilità, può adattarsi perfettamente alle esigenze degli studi. La formazione dei Consulenti del Lavoro va sempre più configurandosi come continua, in tempo reale, specialistica, innovativa, proprio perché finalizzata all’acquisizione di quelle competenze necessarie ad adeguarsi al cambiamento di cui abbiamo parlato prima, decisive per affrontare sfide come quella imprevedibile di una pandemia.

Per concludere, focalizzandoci sul comparto della formazione manageriale e sul Sistema ASFOR-APAFORM in particolare, quali suggerimenti ritiene di poter dare per consolidare una diffusa cultura manageriale e d’impresa, anche a fronte della sua esperienza?

Credo sia importante promuovere quanto più possibile la cultura manageriale, anche tra le tante piccole e medie realtà imprenditoriali, dove spesso è più complesso far maturare un approccio alla gestione delle risorse umane e dell’azienda più organizzato ed efficiente. Questo Paese ha assoluto bisogno di innalzare la qualità del lavoro, delle professionalità e delle competenze, a partire da un approccio nuovo verso la formazione, di base e continua, che da noi rappresenta storicamente un elemento poco “attenzionato”. Da questo punto di vista ASFOR – che dal 1971 rappresenta il sistema della formazione manageriale italiana- è sicuramente un soggetto in grado di fare da ponte tra Grandi Imprese e PMI con le School of Management e qualificate istituzioni della formazione, svolgendo certamente un ruolo centrale.

 

IL PERSONAGGIO

 Marina Calderone è iscritta al Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Cagliari dal 22 novembre 1994. Il 17 novembre 2005 è stata eletta per la prima volta Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, ruolo che ricopre attualmente. Il 26 marzo 2009 è stata eletta Presidente del Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali (CUP), associazione dei Consigli Nazionali delle professioni regolamentate, ruolo che rivestirà anche per il triennio 2017-2020. Dal 6 ottobre 2015 è membro del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) quale componente della rappresentanza italiana. Dal 2019 è Presidente della W.A.L.P. (World Association Labour Professions). Il 30 ottobre 2020 è stata nominata per il sesto mandato Presidente Nazionale dell’Ordine per il Triennio 2020-2023.