Attualità

Un valore condiviso

Imprese, brand, consumatori, fornitori, stakeholders, centri di ricerca, associazioni di categoria oggi condividono e si connettono costantemente, spostando il focus del valore dalla transazione all’interazione. La dimensione socioeconomica delle reti di impresa, qualunque sia l’accezione prescelta, si è notevolmente evoluta assumendo nuove chiavi di lettura e generando nuovi modelli interpretativi. Il tentativo di superare i rigidi confini tra la teoria dell’impresa e quella dell’organizzazione in reti, del resto, ha rappresentato la sfida di economisti come Schumpeter e Galbraith, di teorici dell’organizzazione come March e Simon, di storici come Chandler. Oliver Williamson nel suo programma di ricerca “mercato e gerarchie” è giunto a spiegare sia le dimensioni organizzative del mercato sia le dimensioni economiche dei processi organizzativi, avvalendosi del concetto dei costi di transazione quale meccanismo principale in grado di interpretare lo sviluppo dell’organizzazione e il ciclo di vita dell’impresa. Attraverso questa interpretazione, i confini dell’impresa sono diventati labili ed in costante mutamento. Alla luce degli effetti di questa atroce pandemia, alcune traiettorie, che già da qualche anno risultavano evidenti, assumono significati imprescindibili. L’esperienza di questo lunghissimo anno ci ha fato avvicinare ancor più rapidamente a un mondo in cui tutto e tutti sono estremamente connessi.

Le aziende e i nuovi ritmi evolutivi

Volendo ridurre ai minimi termini il senso storico delle reti d’impresa, potremmo definire tre principali significati di rete organizzata: il primo si riferisce alla rete come modello di relazione fra diverse organizzazioni per raggiungere obiettivi comuni; il secondo a una serie di connessioni lasche fra organizzazioni legate da relazioni sociali, e il terzo all’insieme di due o più relazioni di scambio. Una parte costitutiva della rete è data dalle connessioni o relazioni fra i nodi. Le connessioni burocratiche sono quelle più tradizionalmente visibili, quelle cioè che più danno la sensazione di un sistema “organizzato” fatto di ordini, norme, procedure. Queste però hanno indubbio valore solo nella misura in cui si considerino ulteriori elementi di connessione, quali ad esempio le regole e le pratiche della cooperazione lavorativa, i canali e le forme di comunicazione, lo scambio della conoscenza, solo per citarne alcuni. La creazione di valore, pertanto, si sposta dall’interno dell’impresa verso quegli ecosistemi, network e piattaforme dove gli stessi utenti, utilizzatori finali di prodotti e servizi, contribuiscono a creare valore attraverso lo scambio di dati, informazioni e conoscenza.

Le aziende, in questa logica, dovranno sempre più ragionare in termini di partnership, collaborazioni, alleanze e relazioni, superando la tipica linearità delle filiere, animandole di idee, opportunità ed energia creativa e favorendo le contaminazioni e la propagazione delle conoscenze e la condivisione di dati e informazioni. Questa prospettiva può aiutare tutti gli attori a generare un nuovo valore non solo del sistema economico, ma anche della società nel suo complesso. Il concetto di competizione tra sistemi produttivi si sposta dunque sempre di più verso un approccio collaborativo tra ecosistemi all’interno del quale generare valore condiviso.

Appare evidente come l’apertura dei confini aziendali all’ecosistema esterno, o meglio agli ecosistemi esterni, non sia più una scelta possibile, ma rappresenti una soluzione imprescindibile. Permangono le diverse modalità con cui le imprese si aprono verso l’esterno, dalle più informali e occasionali quali eventi, conferenze, workshop, hackathon, fino alle più strutturate come ambienti associativi, community o cluster territoriali. Soprattutto in occasione di congiunture negative, la partecipazione ad aggregazioni più o meno formalizzate costituisce un elemento dirimente al fine di sviluppare la giusta capacità delle imprese di identificare nuovi ambiti di applicazione della propria offerta o di nuove possibilità di sviluppo di prodotti e servizi innovativi. Seppure identificati in forme diverse nel corso della storia economica, gli ecosistemi in sostanza rappresentano da sempre un enorme facilitatore di condivisione e contaminazione di risorse e competenze. La struttura dell’impresa stessa si adegua, assomigliando sempre più a quella di un network piuttosto che a una piramide gerarchica. Le verticalizzazioni si appiattiscono, i processi decisionali si decentralizzano e le persone si responsabilizzano. Le imprese cambiano pelle sia nella loro dimensione unitaria sia, ancor di più, nella loro dimensione condivisa. Così proprio la necessità di sviluppare e propagare competenze e creatività al fine di creare valore condiviso rappresenta l’unico modo per adattarsi ai nuovi ritmi evolutivi.

Spazio alla dimensione sociale dell’impresa

In questo scenario, la dimensione individuale dell’impresa deve inevitabilmente lasciare uno spazio più o meno ampio alla sua dimensione sociale. A guidare le scelte dell’impresa in questo nuovo paradigma non sarà più la mera ricerca della massimizzazione profitto ma il suo “scopo”, la ragione vera per cui queste aziende esistono, ridisegnando modelli e strategie di business che creino valore economico rispondendo a nuovi e reali bisogni della società.

La condivisione del proprio “scopo” in ecosistemi genera collaborazioni stabili, non necessariamente rese tali da sovrastrutture formali, ma dalla condivisione di valori che di volta in volta avvicinano tutti gli attori coinvolti a uno o a un altro ecosistema. I valori diventano un collante strategico delle nuove reti. La liquidità delle imprese e la flessibilità con cui esse si muovono tra gli ecosistemi consentono alle imprese non solo di allargare gli orizzonti del proprio business, ma anche di rispondere in tempi più rapidi ed efficaci ai nuovi bisogni della società. Tale apertura consente infatti di uscire dalla logica, a volte perversa, della ultra-focalizzazione sul core business dell’azienda, accogliendo le opportunità provenienti da quelle che si potrebbero definire “adiacenze di business”, in un’ottica di extendable core, e valorizzando le competenze e le informazioni degli ecosistemi nei quali esse sono immerse. In questa nuova dimensione di aggregazione tra imprese accomunate dalla condivisione innanzitutto di valori ispirativi, il ruolo del manager e dell’imprenditore, cambia notevolmente di conseguenza, adattandosi ai nuovi spazi, ai nuovi tempi e ai ritmi del paradigma che verrà.