ASFOR-ISVI

Immagine Il mondo del lavoro oggi: persone e imprese tra aspettative e nuovi valori

Il mondo del lavoro oggi: persone e imprese tra aspettative e nuovi valori

La ricerca ASFOR-ISVI sul vissuto del lavoro nei lavoratori italiani si colloca in un quadro complesso e in evoluzione, in cui, a elementi positivi come l’alto tasso di occupazione e una certa vitalità imprenditoriale, si accompagnano i ben noti problemi strutturali dell’Italia, che, nel clima attuale di diffuso sonnambulismo[1], sono ben lungi dall’essere dibattuti e affrontati. È un clima che si spiega non già perché l’Italia manchi di importanti giacimenti di energia, bensì perché manca il requisito primo per mobilitarla: una chiara e credibile prospettiva di sviluppo a medio lungo termine da condividere, capace di generare consensi e muovere alla sua realizzazione.
Immagine Il purpose nelle organizzazioni e il ruolo della formazione manageriale

Il purpose nelle organizzazioni e il ruolo della formazione manageriale

Siamo tutti consapevoli di vivere in un’epoca segnata da grandi cambiamenti nel mondo del lavoro. Cambiamenti che riguardano innanzitutto il senso che le persone attribuiscono a esso, e che impattano sul ruolo che svolge la formazione in impresa, in particolare quella manageriale. L’eccellente ricerca condotta nell’ambito dell’Osservatorio Managerial Learning ASFOR-ISVI, presentata a Milano lo scorso 22 novembre, ci consente di mettere a fuoco alcune delle principali trasformazioni in atto in questo ambito.
Immagine Hopeless, spaceless

Hopeless, spaceless

Fanno riflettere dati della ricerca ASFOR-ISVI comunicati durante il XIII Leadership Learning Lab del 22 novembre scorso. Fa riflettere vedere come i lavoratori siano in gran parte soddisfatti (82%) del loro lavoro, in particolare delle relazioni con i colleghi, delle mansioni svolte e anche degli orari di ufficio, ma che allo stesso tempo vi siano motivi di “rancore”. Infatti, il 72% ritiene di dare all’azienda più di quanto riceve e solo il 45% pensa di avere possibilità di crescita professionale. La tesi dei ricercatori, dunque, è che se non si vedono prospettive professionali, il lavoro smette di essere una leva identitaria e di crescita personale e sociale. Vi è una “lateralizzazione” del lavoro stesso nelle priorità personali e, quindi, un dirottamento degli investimenti psichici su altri aspetti.