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Immagine Alle radici del purpose. Intervista a Marco Vergeat

Alle radici del purpose. Intervista a Marco Vergeat

L’impiego del concetto di “purpose” all’interno delle organizzazioni contemporanee è sempre più diffuso. Il termine ha assunto un significato che supera la mera nozione di scopo, di missione o visione per abbracciare questioni di etica e obiettivi a lungo termine. Attraverso questo dialogo con Marco Vergeat, Presidente di ASFOR, l’articolo indaga l’evoluzione del concetto di purpose, con un excursus che, partendo dalla letteratura manageriale, arriva ad analizzare quanto questo elemento influisca attualmente sull’identità e sull’impatto sociale delle imprese.
Immagine Resignation? Participation!

Resignation? Participation!

Il sottotitolo del volume “Deep purpose” del professore di Harvard Ranjay Gulati, un best seller della letteratura manageriale dell’anno 2022, è “The heart and soul of high-performance companies”. È proprio di cuore ed anima che parliamo quando ad un’organizzazione non basta più focalizzare le classiche mission e vision, ma si domanda qual è lo scopo ultimo a cui dedicare i propri sforzi. L’interrogativo è legittimo per lo sviluppo del fenomeno della Great Resignation, oggi in parziale contrazione, considerato da molti come un indicatore delle difficoltà a motivare, coinvolgere e trattenere le persone nelle imprese.
Immagine Due euro e cinquanta di felicità

Due euro e cinquanta di felicità

Quindi, quali sono gli aspetti più sottili e al tempo stesso cruciali per attirare e trattenere le persone, facendo sì che i collaboratori diventino i principali ambasciatori della nostra organizzazione? Anche in questo caso, possiamo trarre ispirazione dal settore dei beni di largo consumo. Non dovremmo forse "vendere" sempre più la nostra azienda ai nostri collaboratori? È evidente che le persone sono sempre meno interessate a ciò che le aziende fanno e sempre più a ciò che esse rappresentano, i valori in cui credono e, di conseguenza, il motivo per cui esistono.