Persone e organizzazioni: oltre le Colonne d’Ercole

Un approdo possibile per un salto di qualità

Qualità e valore dell’accreditamento

«C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico» … un incipit d’altri tempi (“L’aquilone” di Giovanni Pascoli del 1897), ma che riecheggia la situazione presente, soprattutto se letto attraverso le lenti della “qualità”, parola magica, dalle mille declinazioni, che si è modificata nel tempo e nei luoghi di applicazione, ma che mantiene una presenza ineliminabile e un sottinteso ruolo propulsivo. Abbiamo bisogno di un nuovo inizio? Come negarlo. Dobbiamo scartare e ricostruire? Forse è più utile e efficace un cambiamento di prospettiva. Un suggerimento e un percorso logico può essere quello di partire da temi familiari e rivalutarne il senso attraverso alcune parole chiave. Due proposte: qualità come sistema e qualità come azione circolare.

Nel perimetro di riflessione possono rientrare le attività individuali e collettive (ha senso parlare di attitudini e interessi delle persone, come dello sviluppo di attività svolte in forma organizzata); le istituzioni pubbliche e private, le seconde per motivi di innovazione e sviluppo, di processo e di prodotto, le prime spinte a lasciare una ormai non più giustificabile staticità, per svolgere un ruolo attivo, seppur di complessa individuazione; gli attori dell’universo educativo, a ogni livello e fase: dal nostro punto di vista, con particolare attenzione alla formazione manageriale e al ruolo che i processi di accreditamento all’eccellenza possono svolgere nella valutazione della qualità.

Si possono individuare alcuni elementi traccianti, utili a collegare attori e prospettive di analisi e confronto. Un primo elemento è una diversa consapevolezza dell’apprendimento: gli studenti, i partecipanti, devono assumere un ruolo attivo. Nel lessico internazionale si parla ormai di learner, e sempre più di continuous learner. Anzi se ne parla come di una competenza ad hoc da sviluppare nel percorso formativo, una specifica attitudine che accompagni nella vita professionale e sociale. Aggiungiamola allora come una componente nuova della qualità della formazione manageriale che vorremo costruire: si impara sempre – lifelong learning – e si impara insieme (in questo processo sono coinvolti tutti gli stakeholder, persone, aziende, mondo del lavoro, società). Ciascuno con un ruolo all’interno di un sistema in continuo scambio: i partecipanti che esprimono attese e bisogni di apprendimento, le imprese che si confrontano e co-progettano con le scuole, le scuole che propongono innovazione e ne verificano gli effetti individuali e collettivi.

Un secondo elemento è la circolarità. La qualità ha da sempre richiesto un approccio ciclico (il sempreverde PDCA: definire obiettivi, attuare azioni conseguenti, monitorare gli effetti, attuare i miglioramenti), seppur con finalità e obiettivi contingenti e specifici. Una riformulazione in senso circolare dovrebbe includere, come condizione necessaria, non meramente sufficiente, obiettivi di sostenibilità e verifica dell’impatto. La circolarità di approccio può aiutare a non sprecare ciò che vale, a rigenerare la conoscenza, a essere sostenibili nei metodi e nei contenuti, verificando gli impatti delle azioni.

I sistemi di accreditamento della formazione manageriale si stanno già attrezzando, valorizzando i propri sistemi di assessment come trigger per avviare un nuovo orientamento, sistemico e circolare. Un’aspirazione possibile: per rendere concreta questa ipotesi di rivitalizzazione della qualità è importante dimostrare con esempi, innovazioni, esperienze concrete che questa rilettura ha senso e valore per la comunità della formazione manageriale. Chi vuole contribuire?

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